Stavo leggendo un libro alla mia ragazza quando lei mi fa: finisce con l'happy ending, vero?
Io: non so. Non credo. È Morozzi.* Non è che gli altri finissero benissimo.
Lei: se finisce male mi inventi un happy ending alternativo, vero?
Io: sì, certo.
Lo so cosa state pensando, e so anche che il pensiero tenderà a variare a seconda del sesso. I maschietti, protetti e murati dietro chilate di ego virile, avranno pensato ma guarda 'sto sfigato che le legge libri invece di ucciderla a suon di scopate. Le femminucce avran pensato oooooooooohh checcariiiiinoo!!! ... Sarà mica gay?
In ogni caso, consiglio a tutti i maschietti di metter da parte l'ego e leggere ogni tanto alle vostre ragazze per i seguenti motivi: a) state leggendo, il che fa sempre bene; b) la vostra lei adorerà il fatto che le stiate leggendo e cadrà in un torpore romantico al suono delle vostre parole finché non si addormenterà, vagamente eccitata e sentendosi coccolata come non mai, pensando oddio quanto lo amo. Efficacia garantita.
Bene. Torniamo alla premessa.
Che è falsa.
La mia ragazza stava divorando Morozzi di per sé, aggiornandomi costantemente sul cellulare riguardo al procedere della trama e alle sensazioni in lei suscitate. Lo so cosa state pensando: perché cavolo mente se poi si smaschera da solo? Il punto è che fare outing è difficile, e imbarazzante. Deve sembrare qualcosa di incidentale rispetto al vero discorso, qualcosa di marginale da dimenticare in fretta. Ricordo che quando lei a cena disse a mia madre che più o meno ogni sera le leggevo qualcosa, mi vergognai tanto quanto se le avesse detto che prima di venire a cena le avevo infilato della palline vaginali nell'apposito loculo e che ogni volta che si muoveva aveva una fitta di piacere che la portava sempre più vicina all'orgasmo e pensava di non riuscire a trattenerlo più. Quando poi si è alzata per aiutare a sparecchiare e le palline le sono sfuggite e sono rotolate sul pavimento, avrei voluto sprofondare.
Ma questa è un'altra storia.
Ritorniamo alla premessa.
Che è vera.
Almeno per quanto riguarda il problema che segue: i finali sono delle brutte bestie per gli scrittori. Io ho una mia teoria. Di cinquanta libri che leggiamo, solo uno avrà un finale che adoreremo. Questo fatto è dovuto a un sigolo punto: la sensibilità dello scrittore non collimerà mai con quella del lettore, né quella di un lettore con quella di altri lettori.
In soldoni, scrivere il finale perfetto è difficilissimo, e quei pochi libri che lo detengono vengono chiamati 'classici'.**
È più probabile, infatti che assiteremo a una di queste quattro situazioni:
- lo scrittore toppa il finale e tu lo detesti,
- lo scrittore toppa il finale ma a te piace,
- lo scrittore azzecca il finale ma a te non piace,
- lo scrittore azzecca il finale e a te piace.
In riferimento sopratutto ai punti 2) e 3) è d'uopo precisare cosa intendo con toppare e azzeccare. Ogni libro ha delle proprie regole interne, e un proprio codice morale, etico ed estetico a cui tutti gli avvenimenti fanno capo. In sede conclusiva, l'autore è chiamato a tirare le fila in modo coerente con quanto costruito,
indipendentemente da quello che il singolo lettore si aspetta che accada. A questo proposito, il punto debole della mia ragazza sono le commedie romantiche a lieto fine, e dunque tifa sempre per il "vissero tutti felici e contenti", nonostante il libro mandi suggerimenti su suggerimenti che ciò non accadrà. Abbiamo in questo caso il punto 3).*** Il punto 2) si ha nel caso in cui tutto il libro chiami un happy ending e tale happy ending, inspiegabilmente non ci sia. O viceversa. Jane Eyre che non si mette con Rochester, per esempio.
Questo post non ha finale, ché non vorrei sputtanarlo.
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* su Morozzi torneremo prima o poi. Pochi meritano quanto lui.
** Quest'affermazione è falsa e riduttiva. Ma retoricamente stupenda.
*** Per la cronaca: benché auspicasse l'happy ending, la mia ragazza è rimasta più che soddisfatta dal finale proposto dal Morozzi, dopo averlo letto.